La nostra storia

L’avvento del football americano in provincia di Belluno, come in molte altre piazze, si può datare alla prima metà degli anni ’80. In Italia il seme era già giunto e si era sviluppato nelle grandi città o nell’hinterland delle basi Nato statunitensi. Ma l’esplosione giunse quando i nascenti network privati diedero largo spazio, trasmettendo “in chiaro” su tutto il territorio nazionale non solo la massima espressione, la NFL, ma anche la cometa USFL, nata per far conorrenza ai “fratelli maggiori” nel periodo primavera-estate in cui si esibivano campioni come lo sfortunato Jim Kelly ed Anthony Carter, la CFL, Canadian Football League, dove faceva bella mostra di sé Gil Fenerty, appena passato da Bolzano sponda Jets e poi per anni con i New Orleans Saints. Senza contare il College football, con i più importanti Bowl visionabili sulle reti satellite dell’allora gruppo Fininvest.

Grazie, è proprio il caso di dirlo, ad una grande offerta visiva, ma anche alla nascita di numerose testate specializzate( citiamo a titolo esemplificativo “Tuttofootball” diretto dall’attuale giornalista Rai Franco Bragagna, ora voce dell’atletica leggera), l’interesse per la palla ovale di stampo Usa si diffuse tra una cospicua fetta di giovani, attirati dalla “diversità” di questa disciplina, oltre che, inutile negarlo, dall’ elemento coreografico fornito da caschi e divise di gioco.

Outlaws 1985

Il primo tentativo di mettere insieme qualcosa di simile ad una squadra, arrivò dal Feltrino. Rasai di Seren del Grappa, per la precisione. Vittorio Munerol, grazie ai racconti ed alle testimonianze di un amico appena rientrato dagli States, cominciò a spargere la voce, tramite passa parola, volantini e annunci gratuiti nelle apposite rubriche delle radio locali. Il pionieristico tentativo denominato “Outlaws”, non riuscì a trovare finalizzazione. Ma produsse un primo frutto, con alcuni giocatori spostatisi a Rovereto che parteciparono agli allenamenti degli allora “Climbers” (Corso, Zatta e Vettorata). Paolo Corso, addirittura, entrò in squadra e disputò il campionato con la compagine trentina.

Climnbers di Rovereto degli anni ’80. Paolo Corso fu il primo bellunese a giocare a football americano in un campionato ufficiale.

Mentre a Padova, un altro bellunese, Ezio Saccaro, scendeva in campo tra i “Saints” ed altri atleti della nostra provincia impegnati in maglia patavina nel torneo “Under 20”.. Questa divenne poi una costante negli anni successivi, durante i periodi in cui una società di riferimento locale venne a mancare.

Logo della squadra bellunese che disputò il campionato di serie “C” nel 1986

Nonostante gli “Outlaws” non avessero potuto mai giocare un incontro ufficiale, quasi in contemporanea a Belluno si stava costruendo qualcosa di simile. Dalla collaborazione tra le due realtà, nacquero gli “Snowcats”, prima vera squadra operativa nella nostra provincia.  Serie di amichevoli prima (memorabili quella con la selezione USA della base nato di Aviano, gli Eagles, giocata a Ponte nelle Alpi che forse illuse i protagonisti sulle effettive forze a disposizione e quella contro i “New Boys” Trento, in realtà più simile ad una scazzottata da balera che ad un incontro di Football vero e proprio). Poi, il campionato di serie C a 11 giocatori, avversari “Leoni” Palmanova, “Zebre” Udine, “New Boys” Trento, “Mariners” Venezia. Nessuna vittoria, sconfitte anche molto pesanti, qualche buona prova (soprattutto contro i lagunari), il primo, storico touch-down di Romanin a Trento e la presa di coscienza che, pur vantando risorse fisiche di assoluto valore, senza un allenatore vero troppe e troppo pesanti erano le lacune tecnico-tattiche con cui fare i conti.

La stagione successiva, sarebbe dovuta essere quella del salto di qualità. L’allenatore di esperienza e carisma arrivò. Ottavio Scanferla, vicentino, per anni quarterback dei “Green Machine” prima a Grisignano poi a Campoasmpiero (PD). Paradossalmente, come  accadde anche in seguito, la squadra si sfasciò. Semplicemente, molti giocatori che interpretavano il discorso come sinonimo di “poco allenamento, posto in squadra garantito e più che altro, in campo si va per fare a legnate” se ne andarono di colpo. E non arrivarono sufficienti nuove leve per coprire i vuoti d’organico.

Il sipario calò dunque, piuttosto mestament,e sull’esperienza biancoblù. Scanferla si accasò come coach dei “Fighters” Pordenone, dove venne seguito da una nutrita pattuglia di giocatori (Biasutti, Zampieri, Dal Piva, Luca Triches, Frangini, Barioli, Calesso, Salza, Anntonelli…..), alcuni dei quali (Biasutti e Zampieri) rimasero in organico praticamente fino a quando la società friulana non si sciolse, avendo l’onore di giocare anche nel campionato di massima serie, oltre ad anni di alto livello in serie B. Munerol emigrò a Milano, dove entrò tra le fila dei Pharaones allora allenati da Sam Pagliaro.

Dovettero passare quasi dieci anni, perché il football rinascesse dalle nostre parti. Di nuovo Rasai, di nuovo Vittorio Munerol, questa volta con la collaborazione dei sopracitati Biasutti e Zampieri al termine dell’ esperienza “Fighters”.

Un gruppo di debuttanti, qualche ex proveniente dalla vecchia avventura bellunese una pattuglia vicentina reduce dall’esperienza “Red Flames” (Bigolin, Beghetto, Giacomazzi) ed è la volta dei “Rangers”. Amichevole di esordio a Rasai, proprio contro i “Fighters”. La scelta, per contenere i costi e per la piena coscienza di avere un roster assai ridotto, di affrontare il campionato ad otto giocatori. E via, si riparte.

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Trasferte estenuanti in gran parte in Lombardia, contro squadre imbottite di ex atleti provenienti dalle migliori squadre del panorama nazionale(“Frogs” Legnano e “Rhinos” Milano soprattutto). Un po’ di abbandoni a campionato in corso, ancora problemi di organico. Stavolta però, invece di finire in pezzi, la squadra riesce a far quadrato. Non solo passa indenne il momento più duro ma arriva a fine stagione e realizza l’impresa a tutt’oggi unica per il football bellunese. Vincere una partita in un campionato ufficiale della Federazione di specialità.

Il successo sui “Bulls” Magenta, in piena corsa per i playoffs ed eliminati proprio dallo scherzaccio dei giallo-blu, è il punto che si vorrebbe di partenza per l’anno successivo. Invece, si rivelerà il canto del cigno. L’organico e la dirigenza si rinforzano. L’organico pure, con altri ritorni da Belluno ed arrivi da Pordenone (Prina, Puiatti e Tajariol). L’allenatore è Armando Collesei, storico uomo di linea offensiva dei “Saints” Padova, in seguito negli States dove allena il college “Anna & Maria” in division III. Il desiderio di vincere è troppo grande, qualche ambizione lo è ancor di più e non si sposa perfettamente con un progetto basato sul collettivo. L’ultimo sprazzo, il torneo dedicato alla memoria di Elvio Ancillani, giocatore degli “Snowcats”deceduto in un incidente stradale la sera prima della sfida con le “Zebre” Udine..  Il successo con gli “Ironmen” La Spezia, la sconfitta in finale con i fortissimi “Marlins” Rimini, imbottiti di nazionali. Poi, il tracollo.

Incomprensioni, rivalità, infortuni, la mancanza di un campo che costrinse i “Rangers” a peregrinare a lungo, fino ad approdare nuovamente nelle vicinanze di Belluno. Collesei che lascia, sostituito dal veneziano (ex “Islanders”) Stefano Brutesco più qualche personaggio di contorno. Un precipizio senza ritorno, culminato con il ritiro della squadra dal campionato. La scissione, con la nascita dei “Grifoni” Belluno e, per qualche mese, la presenza di due squadre in contemporanea nul territorio bellunese. Ancora un tentativo con l’innesto di alcuni debuttanti per i “Rangers” ed il canto del cigno con il torneo di Brescia, contro i campioni d’Italia in carica dei “Bengals”, i “Red Falcons” Liscate ed i “Giants” di Bolzano.

Manca ancora il campo, mancano gli atleti. I “Rangers” sono costretti a chiudere. Chi ha ancora voglia, si sposta a Belluno, seguendo Vittorio Munerol accasatosi lì nelle vesti di coach dopo che i bluoro del capoluogo avevano tentato la via veneziana l’anno precedente, richiamando Brutesco ed un cospicuo numero di giocatori dai disciolti “Islanders” (con cui disputarono la seconda edizione del memorial Ancillani a Belluno, contro “Skorpions” Varese, “Muli” Trieste ed i per l’occasione ricostituiti “Fighters” Pordenone, giungendo secondi).

Grifoni Belluno

La formazione non si iscrive ai campionati ufficiali della federazione, peraltro agonizzante. Viene portato avanti il progetto “Torneo Alpe Adria”, per il primo anno con la partecipazione, oltre che dei “Grifoni” di “Saints” Padova, “Bruins” Verona (in pratica i “Redskins” storici con nome diverso per aggirare le sanzioni federali), “Dogi” Venezia e “Draghi” Udine. Le tensioni della stagione precedente non sono state assorbite, il risultato è mediocre, sempre per le medesime ragioni sopra elencate. Niente vittorie, buone possibilità, ma tutto ancora da costruire, in embrione. L’anno successivo, la squadra migliora, vince la propria prima partita, ma opta per scelte che la porteranno ad un passo senza ritorno. Con il trasferimento ad Aviano, la formazione rinuncia definitivamente a giocare in un campionato ufficiale nazionale. Si resta nel trofeo Alpe Adria, organico fondato per il 90% su giocatori statunitensi e avversarie in massima parte austriache. Arrivano finali e successi, fino a quando il discorso sfuma, nella prima metà del nuovo secolo. La rituale migrazione portò giocatori nella rinata Venezia (Biasutti, Valentino e Marcon), altri decisero di vestire la maglia dei Giants Bolzano, arrivando a giocarsi lo scudetto ed a partecipare alle coppe europee (Enrico Triches e Massimo Vidori.

Di nuovo il silenzio, dunque. Almeno fino al 2004. Questa volta, l’obbiettivo è di costruire una squadra partendo dalle basi e dai più giovani. Largo al flag  football, dunque, il football propedeutico senza contatto fisico, ma che contribuisce a formare giocatori dai fondamentali completi. Vengono inizialmente resuscitati gli “Outlaws”, con un gruppetto di ex giocatori, per partecipare ad appuntamenti dimostrativi nelle scuole e in apposite giornate promozionali realizzate da sodalizi sportivi di zona. Il torneo di Meduno di Livenza, con i vecchi compagni di viaggio dei “Fighters” e il successivo a Rasai, segnano la chiusura dell’attività “Outlaws” I giovani sono arrivati, si può cominciare con loro. Ed è il momento dei “Celtics”. La squadra gioca e si migliora. L’interesse cresce, si arriva addirittura ad avere due formazioni nello stesso campionato(2006), “Celtics” e “Stones”.

Celtics Feltre – Bowl casalingo, estate 2010

Sono stagioni di soddisfazioni e di speranze nel futuro, sempre accompagnati dai problemi della mancanza di un campo almeno dove allenarsi in tranquillità, senza le onnipresenti polemiche con le società calcistiche di zona, poco inclini ad avere concorrenti, seppur di altri settori. Il progetto di passare dal flag al football vero e proprio subisce un rallentamento nel 2009, quando Munerol diventa Coach dei neonati “Cavaliers” di Castelfranco. I giovani più promettenti e qualche veterano lo seguono (Cuman, Romanel, Loss, Marcon, Gai, Cassiani), ma è una parentesi di breve durata. Si ritorna a Feltre, si passa a casco e paraspalle, unendo le forze dei giovani del flag all’esperienza dei vecchi, in quella che avrebbe potuto e dovuto essere la mista “Rangers”-“Grifoni” della seconda metà degli anni ’90.

 L’unica occasione in cui si possono verificare le forze (e recriminare sugli avvenimenti del recente passato) avviene nel corso della prima edizione del torneo “Fivemen”, disputatasi a Feltre. Contro “Cavaliers”, “Saints”, “Mustangs” Trieste i nostri portacolori arrivano ad un niente dal successo pieno, sfumato solo per una serie di circostanze quantomeno sfortunate.

Celtics Feltre – I° five man 2009

Come sempre, alle fiammate segue l’oscurità. Il discorso non ha un seguito. Molti dei ragazzi ex flag, preferiscono passare la mano. Altri, impegnati per studio o lavoro altrove, sono impossibilitati, oppure scelgono di giocare nelle località dove passano la maggior parte del tempo. Stavolta, sembra proprio finita.

Ma non è così, nemmeno in questa occasione. Ad inizio 2013 si forma un gruppo di ragazzi interessati a provare cosa vuol dire giocare a football americano. Si parte da lì, niente attrezzature agli inizi, ci si allena dove capita, anche in un prato destinato a manifestazioni ippiche. Ma si lavora.

Inizio traballante, prima dimostrazione di vita sportiva con il secondo torneo “Fivemen”, contro due formazioni dei “Saints” ed i “Redskins” Verona. Tanti abbandoni repentini, qualche infortunio, ancora la prospettiva di vedere svanire un vecchio sogno. Invece, il raggio di luce arriva. Per la prima volta, c’è la possibilità di usufruire liberamente di un campetto per gli allenamenti, senza scomode compagnie. Il punto di riferimento è importante, come importante è la voglia di spargere la voce e coinvolgere il maggior numero di amici possibili da parte dei giocatori.A continuare la tradizione di protagonisti da esportazione, altri due atleti vanno a ben meritare in realtà più importanti. Nicola Romanel conquista un posto da linebacker titolare nei “Saints” Padova, Aaron Giazzon, diviene un pilastro della secondaria difensiva dei “Thunders” Trento

Il tourbillon di giocatori diventa quasi frenetico. Ad ogni stagione, si deve ricostruire, reimpostare, rifondare. Ma si continua. Rientra Romanel da Padova. Arrivano le prime amichevoli, La legnata d’esordio con i “Sentinels” Gorizia, schierando una compagine ricca più di entusiasmo che di altro. Poi, ancora partite, a cingue giocatori (Torneo IAAFL di Milano), o a nove, a Viterbo, contro i locali”Pitbulls”, dove la vittoria sfugge per un niente, sino al ritorno con i “Sentinels”, questa volta in casa, per la prima vittoria frutto di una rimonta tanto imprevedibile quanto veemente. Sembra veramente che il futuro sia radioso.

Ancora cambi su cambi nell’organico, sempre con problemi di carenza in linea. Se ne va Silvio De Mio, uno dei talenti migliori mai prodotti dalla nostra provincia. Destinato ad un eccellente esordio nella under 20 dei “Rhinos” Milano. Un altro “Fivemen” con due squadre (una di soli giovani, una mista con veterani) ed il primo successo grazie si più esperti, un’amichevole con gli Islanders” Venezia, persa con il minimo scarto. Il  grande momento è arrivato. I Celtics, freschi di abbinamento con la ditta Cosmoscavi, si iscrivono alla neonata IAAFL e disputanto il campionato a nove giocatori, in un girone che li vede impegnati contro Rams Milano e Cowboys Selvazzano. Da Pordenone, arriva Sergio Prina a prendere in mano le redini della difesa. Il figlio, Morris, esordisce in linea d’attacco fa la sua comparsa anche il linebacker Genova, da Trento arriva il ricevitore tuttofare Luca Boscia. Alcuni ex (Biasutti, Puiatti, De Giovanni, Gai, Tarabocchia) si rimettono casco e paraspalle per cercare di rinfoltire le fila. Per un match, riveste la divisa degli esordi anche Gregorio Colle, trasferitosi in Romania per studio e in forza agli 89ers di Timisoara.

Celtics Dolomiti – 2015

Al termine, il bilancio parla di zero vittorie. Ma rimane l’enorme rammarico per la sconfitta d’esordio, all’ultima azione del supplementare, contro i Cowboys Selvazzano, al termine di un match in cui il nervosismo ha giocato uno scherzo pesantissimo ai verdeargento, capaci di cancellare l’attacco avversario in maniera drastica.Persino contro la corazzata “Rams”, poi approdata direttamente in finale, persa con il minimo scarto, i ragazzi bellunesi riescono, fino a quando le forze li sorreggono, a tener testa e rendere la vita difficile ai blasonati avversari.  Indipendentemente dal discorso tecnico, si è trattata comunque di un’occasione irripetibile per mettere alla prova gli esordienti, ricenvendone risposte comunque da tenere in debito conto, sia tecnicamente che umanamente.Ci sono state sorprese positive e negative, conferme, illusioni e disillusioni. Tutto, però è servito per focalizzare meglio i punti basilari su cui lavorare e le persone caratterialmente più affidabili.Un buon numero di giocatori si mette in mostra e viene convocato nella rappresentativa nazionale IAAFL (Romanel, Azevedo, Scarton, Jimenez, Blanco, Zampieri) in cui coach Munerol si prende cura del settore ricevitori..Omar Curto, in possesso di doppia cittadinanza, viene convocato per i trials della nazionale del Marocco in vista della finale del campionato continentale, porta d’accesso ai mondiali. Supera tutti i test, viene convocato ed ha l’onore di laurearsi Campione d’Africa 2015, oltre ad ottenere il pass per il torneo iridato.

Infortuni, problemi fisici, defezioni, qualche incomprensione, e la squadra è nuovamente tutta da inventare. Altro “Fivemen” con due squadre, contro i neonati 29ers Pordenone, altra vittoria della mista veterani  – promesse. Aumenta la colonia trentina, si azzera quella friulana, rientrata a casa. Un saluto alla IAAFL, casa dl debutto, e si torna in FIDAF, dove una rappresentante bellunese mancava dal 1996. La terza divisione, o Cif 9, sarà il terreno dove i rinnovati Celtics misureranno le proprie forze. Per i match, riprenderà la maglia vedeargento anche De Mio, a portare classe ed esperienza in un settore da sempre lacunoso. Più impegno, più dedizione, più sacrifici. Per migliorare la squadra e migliorarsi individualmente. Per disputare con onore un campionato difficile. Per lanciare un messaggio ad una provincia che continua a gratificarli con la propria indifferenza. Ma non è una novità. Si finisce per farci l’abitdine. O per trarne stimoli ancora più potenti.

Piero Gai